PARROCCHIA DI SANTO STEFANO

STATUTO

DEL CONSIGLIO PASTORALE PARROCCHIALE

 DI ISOLA DELLA SCALA

 

Art. 1

E’ costituito in Isola della Scala il Consiglio Pastorale Parrocchiale, di seguito C.P.P., fondato sulla corresponsabilità di tutto il “Popolo di Dio” nella vita della Chiesa e sulle direttive del Concilio Vaticano II° (nn. 1/6/10 del Decreto sull’Apostolato dei laici).

 

Art. 2

Il C.P.P. è un organismo di comunione che realizza l’unità tra presbiteri, (religiosi) e laici, per l’adempimento della missione della Chiesa a livello della comunità parrocchiale. Esso fa vivere un’autentica corresponsabilità nello studio e nella soluzione dei problemi che la vita di una comunità parrocchiale fa emergere in ordine alla sua missione di salvezza.

 

Art. 3

Lo stile di lavoro del C.P.P. sarà quello della comunione fraterna e dell’impegno attivo a ricercare il bene comune di tutta la comunità parrocchiale, sia nel porre attenzione ad ogni esigenza che si manifesti all’ interno di questa, sia nella risoluzione delle singole questioni che via via si pongono.

 

Art. 4

Nel C.P.P. in ogni questione laici, presbiteri (e religiosi) si sforzeranno, alla luce della Parola di Dio, di comprendere e analizzare seriamente i vari pareri, ricercando sempre la massima convergenza nella comunione. Così nel C.P.P. più che parlare di decisioni da parte dei presbiteri e di consigli da parte dei laici, vi sarà un maturare insieme e un decidere insieme. In questo senso vanno intese anche le deliberazioni che il C.P.P. prenderà. Naturalmente l’ultima parola spetta al Parroco ed ai suoi collaboratori che portano la prima responsabilità della comunità.

 

Art. 5

Il C.P.P. è per sua natura consultivo ed ha il compito di programmare e verificare l’esecuzione delle realizzazioni concrete che dipendono dalle sue indicazioni.

 

Art. 6

Il C.P.P. promuove in permanenza l’educazione della comunità alla mentalità ecclesiale, perché questa si senta famiglia di Dio in cammino verso la casa del Padre, e acquisisca un’adeguata preparazione sulla natura della Chiesa, così pure si impegna esso stesso a rappresentare veramente tutta la comunità cristiana.

 

Art. 7

Il C.P.P. rappresenta tutti i fedeli: sebbene i membri possano appartenere a diversi gruppi, movimenti e associazioni ecclesiali, tuttavia questi devono sentirsi rappresentanti di tutto il popolo di Dio.

Essi devono operare all’interno della vita comunitaria, pur avendo momenti caratteristici di azione derivanti dalle finalità delle proprie strutture.

Il C.P.P. terrà presente che la collaborazione associativa dei laici all’apostolato è motivata dalla vocazione cristiana fondata sul Battesimo.

 

Art. 8

Il C.P.P. studia, programma e verifica l’azione pastorale della comunità parrocchiale nel duplice momento che riguarda la sua crescita e l’evangelizzazione di tutti.

In particolare:

a) vive, esprime e fa crescere la comunione tra, presbiteri, (religiosi/e) e laici;

b) sviluppa la coscienza ecclesiale e pastorale dei laici;

c) studia la situazione religiosa, morale e sociale della parrocchia e le sue esigenze; stabilisce le priorità degli interventi pastorali nell’ambito del progetto pastorale generale per mezzo di un “programma specifico annuale”, in armonia con i progetti ed i programmi vicariale e diocesano;

d) propone indicazioni concrete e mezzi idonei per attuare il programma pastorale tenendo presente i vari settori della vita ecclesiale: catechesi, liturgia, famiglia, giovani, carità, missionarietà, scuola, cultura, mondo del lavoro, tempo libero, mezzi della comunicazione sociale, impegno nel sociale, mondo della sofferenza;

e) analizza ed eventualmente prende posizione su situazioni e problemi di carattere sociale che interpellano la fede e perciò domandano un “discernimento evangelico” alla comunità ecclesiale locale;

f) studia i problemi anche avvalendosi di persone o gruppi operanti nella comunità o esterni ad essa.

 

Art. 9

Sono membri del C.P.P.:

a)    di diritto:

·       il Parroco e i presbiteri operanti e residenti nella parrocchia,(un rappresentante per ciascuna comunità religiosa, ove questa sia presente,)

·       il presidente della scuola materna” Don Antonio Adami”,

·       un rappresentante del Consiglio Parrocchiale per gli Affari Economici.

b)    eletti:

·       I rappresentanti dei gruppi ed attività parrocchiali eletti all’interno degli stessi, a scrutinio segreto. Ai fini di tale elezione essi possono essere riuniti in gruppi omogenei.

c)     per chiamata:

·       nel corso della prima riunione dei membri di cui sopra, su indicazione degli stessi e con il benestare del parroco, fino al raggiungimento del numero orientativo complessivo dell’intero C.P.P. di 30 membri.

 

Art. 10

Possono essere membri del C.P.P. i fedeli che siano eleggibili secondo il Codice di Diritto Canonico, che abbiano raggiunto la maggiore età e che accettino la designazione.

 

Art. 11

Il C.P.P. è presieduto dal Parroco ed in sua assenza le funzioni saranno svolte dal Moderatore al quale spetta la carica di Vice Presidente.

Di norma le riunioni sono condotte dal Moderatore scelto, su indicazione del Parroco e per l’intero quadriennio, all’interno del Consiglio.

Parroco e Moderatore sono assistiti nella preparazione dell’ordine del giorno e nell’organizzazione dei lavori da un Ufficio di Segreteria composto da almeno due persone. Tale Ufficio avrà anche cura di avvisare per tempo i membri del Consiglio della data e dell’ordine del giorno delle riunioni; di fare l’appello dei presenti; di redigerne il verbale.

 

Art. 12

Il C.P.P. si riunisce all’inizio ed alla fine dell’anno pastorale e quando il Presidente ritenga opportuno convocarlo; esso opera validamente quando è presente la maggioranza dei componenti.

 

Art. 13

L’impossibilità di partecipare alle riunioni va comunicata alla Segreteria.

L’assenza ingiustificata per tre volte consecutive fa decadere dall’incarico e, previo avviso all’interessato, dà luogo alla sua sostituzione con un altro componente della stessa rappresentanza. La cessazione, per qualsiasi valido motivo, di un membro del C.P.P. determina la rielezione da parte del gruppo di provenienza o la nomina di altro membro scelto per chiamata.

 

Art. 14

Le decisioni del C.P.P. sono formulate come  frutto di una riflessione comunitaria. Il parroco avrà cura di salvaguardare la carità, la comunione e il vero bene della comunità.

 

Art. 15

Ogni riunione del C.P.P. inizierà con la preghiera ed un momento di riflessione. Almeno una volta all’anno si lasci uno spazio conveniente per dedicare parte del tempo alla formazione dei componenti.

 

Art. 16

L’attività del C.P.P. deve essere portata periodicamente a conoscenza dell’intera comunità parrocchiale, nel modo e nel contenuto più opportuno.

 

Art. 17

Ad alcune riunioni del C.P.P., a discrezione dell’Ufficio di Segreteria e secondo l’opportunità visto l’ordine del giorno, possono essere ammessi uditori della comunità cristiana.

 

Art. 18

Nel corso del quadriennio di attività, a seguito della stesura del progetto pastorale, il Consiglio valuta l’opportunità di costituire Commissioni di lavoro per lo studio e la realizzazione di particolari obiettivi del progetto pastorale.

Le Commissioni vengono affidate ad un Coordinatore e ad un Segretario che avranno cura di guidarne i lavori e di riferirne al C.P.P..

Alle Commissioni possono essere invitate anche persone non appartenenti al C.P.P. che siano in grado di offrire una fattiva e competente collaborazione.

 

Art. 19

Il C.P.P. dura, di norma, in carica per 4 anni e alla scadenza promuove il proprio rinnovo.

 

Art. 20

Tre mesi prima della propria scadenza il C.P.P. nomina al suo interno una Commissione di almeno 5 membri. Di tale Commissione fanno parte anche, di diritto, il Parroco e il Moderatore.

La Commissione stessa adempie a tutte le operazioni tecniche necessarie all’elezione del nuovo Consiglio.

 

Art. 21

I membri del C.P.P. sono eleggibili per un massimo di due mandati consecutivi, salvo il caso di quelli scelti “per chiamata” dal Consiglio stesso come previsto dall’articolo 9) lettera c).

 

Art. 22

Il presente statuto dietro richiesta di almeno 1/3 dei componenti il C.P.P. potrà essere sottoposto a varianti o aggiunte. La modifica richiede il voto favorevole della maggioranza dei componenti il C.P.P..

Il presente statuto entra in vigore dopo la “conferma” ed il “benestare” dell’Autorità competente.

 

Isola della Scala, 10 maggio 2010