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![]() Sito aggiornato il 11.07.2026 |
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Parrocchie di Isola della Scala e Pellegrina
XV Domenica del Tempo Ordinario
La liturgia di questa Domenica ci ricorda
l’importanza del dono della Parola di Dio, e
del suo ascolto, da cui nasce una fede che dà
frutto. Lo Spirito Santo ci renda docili
ascoltatori di ogni Parola che esce dalla
bocca di Dio e dal suo Cristo.
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Campo Giovani
Campo di Servizio |
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LETTERA ENCICLICA MAGNIFICA HUMANITAS
del Santo Padre Leone XIV
Sulla custodia della persona umana nel tempo dell’Intelligenza Artificiale
9. Alla luce di queste due icone, lo Spirito
Santo oggi ci interpella circa il rapporto con
la tecnica e con la rivoluzione digitale in
corso. Le scoperte scientifiche sono un
talento consegnato all’umanità perché essa
lo faccia fruttare (cfr Mt 25,14-30). La
tecnologia può curare, connettere, educare,
custodire la Casa comune; ma può anche
dividere,
scartare,
generare
nuove
ingiustizie. In astratto, essa non è di per sé
una soluzione ai problemi dell’umanità,
come non è di per sé un male; ma,
concretamente, non è neutrale, perché
assume il volto di chi la pensa, la finanzia, la
regola, la usa. Per questo la prima scelta non
è tra un “sì” o un “no” alla tecnologia, ma tra
edificare Babele o ricostruire Gerusalemme:
tra un potere che pretende di dominare il
cielo e un popolo che, alla presenza di Dio, si
mette a lavorare unito per rialzare le mura
della convivenza fraterna.
10. Evitiamo, dunque, la “sindrome di Babele”: l’idolatria del profitto che sacrifica i deboli, l’uniformità che appiattisce le differenze, la pretesa di un linguaggio unico – anche digitale – capace di tradurre tutto, persino il mistero della persona, in dati e prestazioni. Questo è il rischio della disumanizzazione – costruire il futuro escludendo Dio e riducendo l’altro a mezzo –, una tentazione antica e sempre nuova, che oggi assume anche un volto tecnico. Scegliamo, invece, la “via di Neemia”, che mette in risalto il valore del lavoro condiviso per rendere sicura la città di Dio per gli esuli ritornati. Ricostruire oggi significa riconoscere che, nella pluralità di voci e di visioni che talvolta ricorda la dispersione delle lingue, esiste comunque una possibilità luminosa: quella di edificare insieme, trasformando la diversità in una risorsa e facendo dell’ascolto e del dialogo il terreno comune su cui far crescere giustizia e fraternità. E, dentro questa opera condivisa, i cristiani trovano la loro forma propria di costruire: orientare l’agire a Dio, perché alla sua luce il pluralismo non si disperda nel disordine, ma, nella pratica della sinodalità, diventi lo spazio in cui l’umanità ritrova le sue solide fondamenta e il suo fine ultimo. Nell’Apocalisse, Giovanni vede la nuova Gerusalemme «scendere dal cielo, da Dio» (Ap 21,2) come dono per tutta l’umanità. E questa visione di grazia è per noi cristiani una chiamata a lavorare insieme, coltivando una vita comune pacifica, giusta e dignitosa nelle “città” di oggi. |
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