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![]() Sito aggiornato il 04.07.2026 |
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Parrocchie di Isola della Scala e Pellegrina
XIV Domenica del Tempo Ordinario
Il Signore si compiace dei piccoli e si
manifesta ai miti e agli umili perché Egli è
un Dio mite ed umile. La rivelazione del suo
volto si è manifestata nell’incarnazione del
suo Figlio, presso il quale tutti i feriti della
vita possono trovare consolazione, rifugio e
conforto!
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Campo Giovani
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LETTERA ENCICLICA MAGNIFICA HUMANITAS
del Santo Padre Leone XIV
Sulla custodia della persona umana nel tempo dell’Intelligenza Artificiale
6. Per questo occorre avviare un
discernimento condiviso capace di penetrare
le radici spirituali e culturali delle
trasformazioni in atto. Se ci limitiamo alle
contingenze, rischiamo di lasciare che il
susseguirsi delle emergenze decida al posto
nostro la direzione del cammino. Stiamo
vivendo una rapida fase di transizione, un
“cambiamento d’epoca”, in cui – mentre
alcuni si contendono il futuro delle nuove
tecnologie e altri sono impegnati nella
riflessione su di esse – la maggior parte delle
persone rimane in attesa, osserva da lontano
e spera semplicemente che tutto vada per il
meglio. Proprio per questo si impongono
alla nostra coscienza domande decisive, che
non possono più essere eluse: dove stiamo
andando? Verso quale meta desideriamo
orientarci? Quale direzione scegliere come
comunità umana e come popoli?
Due icone bibliche 7. Per rispondere a questi interrogativi e per discernere come abitare con responsabilità il tempo dell’intelligenza artificiale, vorrei richiamare due immagini bibliche: la costruzione della torre di Babele (cfr Gen 11,1-9) e la ricostruzione delle mura di Gerusalemme (cfr Ne 2-6). Nel libro della Genesi, il racconto di Babele si colloca alle origini dell’umanità, subito dopo le genealogie dei figli di Noè. Gli esseri umani, stabilitisi nella pianura di Sennaar, decidono di costruire una città e una torre «la cui cima tocchi il cielo» (Gen 11,4). Vogliono così garantirsi stabilità e potere, e soprattutto “farsi un nome”, temendo di essere dispersi sulla terra. L’impresa appare imponente: un’unica lingua, un’unica tecnologia, un’unica direzione. Tuttavia, il progetto nasconde una profonda insidia: è un’opera concepita senza riferimento a Dio, sostenuta da un’uniformità che elimina la diversità e che, invece della comunione, sceglie l’omologazione. Quando la città si edifica sull’orgoglio e sulla pretesa di bastare a se stessa, la comunicazione si spezza, le lingue si confondono e gli esseri umani non si comprendono più. Il risultato non è l’unità, ma la dispersione. Babele rivela così il limite di ogni costruzione che, pur grandiosa, sorge dall’assolutizzazione dell’umano e dalla sua pretesa di autosufficienza, sacrifica la dignità delle persone all’efficienza e ambisce a raggiungere il cielo senza la benedizione di Dio. 8. Il libro di Neemia, a sua volta, si apre in un momento di grande vulnerabilità nella storia dell’antico Israele. Dopo l’esilio babilonese, una parte del popolo è tornata a Gerusalemme, ma la città è ancora in rovina, le mura sono crollate e le porte bruciate (cfr Ne 1-2). Neemia, un ebreo al servizio del re persiano Artaserse, riceve la notizia dello stato disastroso della città dei padri. Prima di agire, digiuna, prega, intercede per il popolo; poi chiede al re il permesso di tornare a Gerusalemme e, giunto sul posto, esamina in silenzio i luoghi distrutti. Non impone soluzioni dall’alto. Convoca le famiglie, affida a ciascuna un tratto di muro da ricostruire, ascolta le paure, coordina gli sforzi, fronteggia le opposizioni. Il racconto mostra come la città rinasca non grazie all’iniziativa di una singola persona, ma attraverso la responsabilità condivisa di tutto il popolo: sacerdoti, artigiani, capifamiglia, donne e giovani. È un’opera che ha Dio al centro e ricostruisce i legami prima ancora delle pietre. L’antica Gerusalemme ritrova così una lingua comune, non quella dell’uniformità, ma quella della comunione: l’armonia che nasce quando ciascuno si assume la propria parte e tutto il popolo riconosce che la sua forza viene dal Signore. |
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